Fondo perduto, finanziamento agevolato o credito d'imposta: le differenze
Cosa ricevi, quando arriva, cosa restituisci e come si tassa: le tre forme più comuni di agevolazione per le imprese messe a confronto, con le regole in vigore nel 2026.
Il contributo a fondo perduto è denaro che non restituisci. Il finanziamento agevolato è un prestito che restituisci, ma a un tasso più basso di quello di mercato. Il credito d'imposta è uno sconto sulle imposte e sui contributi che devi versare: non ricevi denaro, ne paghi meno. Tutti e tre di solito coprono una parte delle spese di un progetto, non tutte, e arrivano dopo che l'hai avviato.
La scelta raramente è tua: è il bando a decidere la forma, e spesso ne combina due. Se parti da zero, leggi prima cos'è la finanza agevolata e come funziona. Capire le differenze serve a sapere quanta liquidità ti serve, quando rientri e cosa rischi.
In breve
- Fondo perduto: non si restituisce, ma arriva di solito dopo le spese ed è tassato secondo la sua natura.
- Finanziamento agevolato: si restituisce a rate, ma arriva prima e costa meno di un prestito bancario.
- Credito d'imposta: riduce i versamenti in F24; spesso non è tassato, ma non puoi usarlo se hai debiti fiscali iscritti a ruolo oltre 50.000 euro.
- Se perdi i requisiti, tutte e tre le forme vanno restituite, con gli interessi.
Il confronto in una tabella
| Fondo perduto | Finanziamento agevolato | Credito d'imposta | |
|---|---|---|---|
| Cosa ricevi | Denaro, una percentuale delle spese ammesse | Un prestito a tasso ridotto o nullo | Imposte e contributi da versare in meno |
| Si restituisce? | No | Sì, a rate | No |
| Quando arriva | Di solito dopo aver speso e rendicontato, anche a quote | All'inizio o durante il progetto | Quando il credito matura, poi a ogni F24 |
| Devi anticipare la spesa? | Sì, salvo anticipo con fideiussione | In parte | Sì |
| È tassato? | Dipende dal tipo di contributo | No, è un debito | Di solito no, se la legge che lo istituisce lo prevede |
Il contributo a fondo perduto
Il Codice degli incentivi lo definisce come «trasferimenti di risorse al beneficiario non soggette a restituzione» (articolo 2). Di norma copre una percentuale delle spese ammesse dal bando: se il bando copre il 40% e spendi 100.000 euro ammissibili, ricevi 40.000 euro.
Quando arriva. Il contributo si eroga in una o più quote, in base alle spese sostenute e documentate. Il bando può prevedere un anticipo, ma lo condiziona a una fideiussione bancaria o assicurativa di pari importo, e può trattenere una parte del contributo fino ai controlli finali (articolo 15). In pratica devi poter pagare i fornitori prima di ricevere il contributo.
Come si tassa. Dipende da cosa finanzia il contributo:
- In conto impianti, per comprare beni ammortizzabili come macchinari: riduce il costo del bene, quindi è tassato poco alla volta attraverso ammortamenti più bassi.
- In conto esercizio, per le spese di gestione: è un ricavo dell'anno in cui ne acquisisci il diritto (articolo 85 del TUIR).
- In conto capitale, per rafforzare il patrimonio: è una sopravvenienza attiva, tassata nell'anno in cui la incassi oppure, a tua scelta, in quote costanti in quell'anno e nei quattro successivi (articolo 88 del TUIR).
A volte la legge che istituisce il contributo lo dichiara non tassabile: il bando lo dice espressamente.
Il finanziamento agevolato
È un prestito «soggetto a rimborso ad un tasso inferiore rispetto a quello di mercato» (articolo 2 del Codice), a volte a tasso zero. Lo concede direttamente l'ente pubblico o una banca convenzionata, e spesso prevede un periodo iniziale di preammortamento in cui paghi solo gli interessi.
Il vantaggio è la liquidità: il denaro arriva prima o durante il progetto, non dopo. Per questo molti bandi lo combinano con una quota a fondo perduto: il finanziamento copre l'investimento, il fondo perduto ne riduce il costo.
Il limite è che va restituito, e l'ente può chiedere garanzie. Inoltre il vantaggio non è l'intero prestito: ai fini dei limiti europei sugli aiuti, come il de minimis, conta solo l'«equivalente sovvenzione lordo», cioè il risparmio di interessi rispetto a un prestito a condizioni di mercato (articolo 12).
Se smetti di pagare le rate o gli interessi di preammortamento per oltre un anno, o per il diverso periodo fissato dal bando, l'agevolazione viene revocata (articolo 17).
Il credito d'imposta
Non ricevi denaro: maturi un credito verso lo Stato che usi per pagare meno imposte e contributi. Di solito lo usi in compensazione nel modello F24, inviato con i servizi telematici dell'Agenzia delle Entrate, e lo indichi nella dichiarazione dei redditi.
Il vantaggio è che non devi aspettare un'istruttoria lunga né un bonifico: quando il credito è maturato, lo usi alla prima scadenza utile. La compensazione vale anche per l'IVA, le ritenute e i contributi, non solo per le imposte sul reddito.
I limiti:
- Ti servono versamenti da compensare. Se in un anno versi poco, ci metti più tempo a usare il credito.
- I debiti iscritti a ruolo bloccano tutto. Se hai debiti per imposte erariali iscritti a ruolo e scaduti per oltre 50.000 euro, non puoi usare i crediti in compensazione finché non scendi sotto quella soglia. La legge di bilancio 2026 ha abbassato il limite da 100.000 a 50.000 euro (articolo 1, comma 116, legge 199/2025).
- Molti crediti richiedono una comunicazione preventiva. Per i nuovi crediti d'imposta senza istruttoria, istituiti dal 2026, il Codice prevede di comunicare prima quanto intendi usare e in quali anni (articoli 19 e 25). Molti crediti già esistenti hanno regole simili, fissate dalle loro leggi.
Come si tassa. Le leggi che istituiscono i crediti d'imposta di solito prevedono che non concorrano a formare il reddito: controllalo nella norma del singolo credito.
E le garanzie pubbliche?
C'è una quarta forma molto diffusa: la garanzia su un prestito. Non ricevi denaro dallo Stato: è la banca a prestarti i soldi, e una garanzia pubblica copre una parte del rischio che tu non restituisca il prestito. Per la banca il prestito diventa meno rischioso, quindi è più facile ottenerlo, a volte a condizioni migliori.
Anche la garanzia è un aiuto, e anche qui conta solo il suo equivalente sovvenzione lordo. La garanzia pubblica più usata è quella del Fondo di garanzia per le PMI.
Cosa succede se perdi i requisiti
Qualunque sia la forma, l'agevolazione può essere revocata. Il Codice elenca i casi (articolo 17), tra cui:
- requisiti mancanti scoperti dopo la concessione;
- progetto non realizzato nei tempi;
- beni agevolati venduti o distolti troppo presto: se il bando non dice altro, prima di tre anni dal completamento dell'investimento per le PMI, cinque per le grandi imprese;
- limiti di cumulo superati;
- obblighi del bando non rispettati.
Con la revoca restituisci quanto ricevuto, maggiorato degli interessi al tasso di riferimento della Banca centrale europea. Se la revoca dipende da fatti tuoi, il tasso aumenta di cinque punti percentuali. Per il credito d'imposta usato senza averne diritto valgono invece le regole fiscali di recupero, con le relative sanzioni.
Quale forma conviene alla tua impresa
Il bando sceglie la forma, ma tu scegli a quali bandi partecipare. Prima di decidere, chiediti:
- Posso anticipare la spesa? Con fondo perduto e credito d'imposta paghi tutto prima. Se la liquidità è il problema, un finanziamento agevolato o una garanzia aiutano di più.
- Ho imposte e contributi da compensare? Un credito d'imposta vale davvero solo se hai versamenti contro cui usarlo, e nessun debito a ruolo sopra soglia.
- Quanto pesa la tassazione? Un contributo in conto esercizio da 50.000 euro vale meno di 50.000 euro netti.
- Posso rispettare i vincoli per anni? Mantenere i beni, la sede o l'occupazione per il periodo richiesto fa parte del costo dell'agevolazione.
- Ho già ricevuto altri aiuti? Le agevolazioni sommate non possono superare i limiti europei: per il de minimis contano tutti gli aiuti de minimis ricevuti negli ultimi tre anni (vedi Il de minimis spiegato).
Le regole cambiano da bando a bando: fa fede il testo ufficiale. Questo articolo è informativo e non garantisce l'ammissione a nessun bando.
Fonti
- Decreto legislativo 27 novembre 2025, n. 184, Codice degli incentivi (Normattiva) normattiva.it
- Testo unico delle imposte sui redditi, DPR 22 dicembre 1986, n. 917, articoli 85 e 88 (Normattiva) normattiva.it
- Legge 30 dicembre 2025, n. 199, legge di bilancio 2026, articolo 1, comma 116 (Normattiva) normattiva.it