Cos'è la finanza agevolata e come funziona

Contributi a fondo perduto, finanziamenti agevolati, garanzie e agevolazioni fiscali: cosa sono, chi li concede, come si ottengono e quali regole valgono dal 2026 con il Codice degli incentivi.

La finanza agevolata è l'insieme degli aiuti pubblici che l'Unione europea, lo Stato, le Regioni e altri enti danno alle imprese a condizioni migliori di quelle di mercato: contributi a fondo perduto, finanziamenti a tasso agevolato, garanzie sui prestiti, agevolazioni fiscali. Si ottengono partecipando a un bando, che stabilisce chi può chiedere l'aiuto, per quali spese, in che misura e entro quando.

Dal 1° gennaio 2026 le regole generali sono raccolte nel Codice degli incentivi (decreto legislativo 27 novembre 2025, n. 184), che ha sostituito la disciplina in vigore dal 1998.

In breve

  • Un'agevolazione è un vantaggio economico, previsto da un bando, pagato con risorse pubbliche.
  • Le forme sono cinque più una: fondo perduto, garanzie, finanziamenti agevolati, capitale di rischio, agevolazioni fiscali e contributive, e altre forme previste dal bando. Si possono combinare.
  • Il bando decide come si scelgono le domande: in ordine di arrivo, con una graduatoria o con una negoziazione.
  • Alcune esclusioni valgono per tutti i bandi: tra queste il DURC irregolare e la mancata polizza contro le catastrofi naturali.
  • Almeno il 60% delle risorse di ogni incentivo è riservato alle PMI.

Cosa si intende per finanza agevolata

Il Codice degli incentivi definisce l'agevolazione come «il vantaggio economico previsto dal bando a valere su risorse pubbliche» (articolo 2). Il vantaggio può essere denaro che non si restituisce, un prestito a un tasso più basso di quello di mercato, una garanzia che convince la banca a concedere un finanziamento, o un'imposta più bassa.

Per «bando» il Codice intende qualunque atto che attiva un incentivo: bandi, avvisi o altri provvedimenti, comunque si chiamino. Nella pratica, quindi, una misura nazionale aperta tutto l'anno e un avviso regionale con una finestra di due settimane sono entrambi bandi.

Molte agevolazioni sono anche aiuti di Stato secondo le regole europee. In quel caso l'importo deve restare entro le intensità e i massimali fissati dall'Unione europea, e il bando deve dire se l'aiuto si può sommare ad altri ricevuti per le stesse spese (articolo 12).

Le forme dell'agevolazione

L'articolo 12 del Codice elenca le forme in cui un'agevolazione può essere concessa. Lo stesso bando può combinarne più di una.

FormaCosa riceviSi restituisce?
Contributo a fondo perdutoDenaro, di solito una percentuale delle spese ammesseNo
Finanziamento agevolatoUn prestito a un tasso inferiore a quello di mercatoSì, a rate
Garanzia su operazioni finanziarieUna garanzia pubblica su una parte del prestito che ti concede la bancaIl prestito sì, la garanzia no
Intervento nel capitale di rischioUn investimento nel capitale della tua impresaSecondo le condizioni dell'investimento
Agevolazione fiscale o contributivaMeno imposte o meno contributi da versare, per esempio con un credito d'impostaNo

Le differenze pratiche tra le forme più comuni, da quando arrivano i soldi a come si tassano, sono nella guida Fondo perduto, finanziamento agevolato o credito d'imposta.

Il fondo perduto prende nomi diversi secondo a cosa serve: in conto impianti per comprare beni strumentali, in conto capitale per rafforzare il patrimonio, diretto alla spesa per un progetto di ricerca o formazione, in conto esercizio per le spese di gestione, in conto interessi per abbassare il costo di un prestito bancario (articolo 2).

Chi concede le agevolazioni

Le agevolazioni arrivano da più livelli, spesso combinati nello stesso bando.

  • Unione europea. I fondi europei per la coesione finanziano molti bandi regionali e nazionali. L'impresa raramente li chiede a Bruxelles: li chiede alla Regione o al ministero che li gestisce.
  • Stato. I ministeri, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy in testa, istituiscono le misure nazionali. Spesso le gestiscono enti specializzati, come Invitalia.
  • Regioni e Province autonome. Pubblicano i bandi per le imprese del proprio territorio, anche con fondi europei.
  • Camere di commercio e altri enti. Pubblicano bandi più piccoli, spesso voucher per consulenze, digitalizzazione o fiere.

Il Codice chiama «amministrazione responsabile» l'ente a cui appartiene l'incentivo. Quell'ente può affidare la gestione a un altro soggetto: per questo il sito dove presenti la domanda non è sempre quello dell'ente che ha deciso l'incentivo.

Come si ottiene un'agevolazione

Ogni agevolazione passa da un bando, che fissa da quando e fino a quando si presenta la domanda, quali documenti servono, come si valutano le domande e come si comunica l'esito (articolo 13).

Il Codice prevede tre modi di scegliere le domande, che il bando può anche combinare:

  1. A sportello: le agevolazioni vanno alle domande in regola nell'ordine in cui arrivano, finché le risorse non finiscono. È il caso dei click day: come prepararsi è spiegato in Come prepararsi a un click day.
  2. A graduatoria: le domande ricevono un punteggio secondo i criteri del bando, oppure devono superare soglie minime, e le risorse vanno alle migliori.
  3. Negoziale: requisiti e procedura sono fissati in anticipo, ma alcuni aspetti del progetto si definiscono confrontandosi con l'impresa, come nei contratti di sviluppo.

Il Codice chiede alle amministrazioni di ridurre il rischio che le risorse si esauriscano in pochissimo tempo solo in base all'ordine di arrivo (articolo 13, comma 5). Lo sportello resta possibile, ma non dovrebbe più trasformarsi in una gara di velocità.

Una domanda incompleta non è sempre persa: l'ente può chiedere integrazioni o chiarimenti. Non si possono però correggere gli errori sull'identità di chi presenta la domanda, la mancanza dei documenti che il bando richiede a pena di inammissibilità, né una domanda inviata in un modo diverso da quello previsto dal bando (articolo 14).

Fanno eccezione le agevolazioni fiscali automatiche, che non prevedono una valutazione della domanda ma solo il controllo delle risorse disponibili: restano regolate dalle proprie leggi e non dal Codice (articolo 1).

Le regole che valgono per tutti i bandi

Ogni bando ha i propri requisiti, ma il Codice ne fissa alcuni comuni.

Chi è sempre escluso (articolo 9). Non può ricevere agevolazioni l'impresa che:

  • ha cause di decadenza, sospensione o divieto previste dalla normativa antimafia;
  • ha subito una sanzione che le vieta di contrarre con la pubblica amministrazione;
  • ha legali rappresentanti o amministratori condannati in via definitiva per i reati che escludono dagli appalti pubblici;
  • non è in regola con i contributi previdenziali e assistenziali, cioè non otterrebbe il DURC;
  • ha delocalizzato o cessato l'attività nei casi previsti dal Codice;
  • non ha stipulato l'assicurazione obbligatoria contro i danni da catastrofi naturali. Questa esclusione non vale per gli incentivi fiscali e contributivi.

Una quota riservata alle PMI (articolo 8). In ogni incentivo almeno il 60% delle risorse è riservato alle piccole e medie imprese, «di cui almeno il 25 per cento» alle micro e piccole imprese o ai lavoratori autonomi, quando il bando li ammette.

Spese tracciabili (articolo 11). Per essere ammesse le spese devono essere pertinenti al progetto, contabilizzate secondo la legge e tracciabili. I documenti di spesa riportano il codice unico di progetto (CUP), salvi i casi in cui il bando ammette altri identificativi.

Come arrivano i soldi (articolo 15). Il fondo perduto si eroga di norma in una o più quote, in base alle spese sostenute e documentate. Il bando può prevedere un anticipo, ma di solito chiede in cambio una fideiussione o una polizza di pari importo, e può trattenere una parte dell'aiuto fino ai controlli finali.

Queste regole sui procedimenti valgono per i bandi pubblicati dal 1° gennaio 2026: i bandi pubblicati prima continuano a seguire le regole precedenti (articolo 25).

Dove si trovano i bandi

Il punto di partenza ufficiale è Incentivi.gov.it, il portale del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che raccoglie le agevolazioni pubblicate dalle amministrazioni di tutta Italia. Quando le risorse di un bando finiscono, il Codice prevede che l'avviso sia pubblicato anche lì (articolo 12).

Il testo che fa fede, però, è quello pubblicato dall'ente che gestisce il bando: il sito del ministero, della Regione o della Camera di commercio, con i suoi allegati. Le schede dei portali riassumono; i requisiti precisi stanno nel bando e nei suoi allegati. Come orientarsi è spiegato in Come leggere un bando.

Cosa sapere prima di cercare un bando

Quasi tutti i bandi chiedono le stesse informazioni sull'impresa. Averle pronte ti fa capire subito se un bando fa per te.

  • La dimensione dell'impresa: micro, piccola, media o grande, contando anche le imprese collegate e associate. Come si calcola è spiegato in Sei una PMI?.
  • Il codice ATECO dell'attività su cui fai il progetto: molti bandi ammettono solo alcuni settori.
  • La sede: i bandi regionali chiedono una sede operativa nella Regione, spesso già al momento della domanda.
  • Gli aiuti già ricevuti, in particolare quelli «de minimis», che hanno un tetto su tre anni (vedi Il de minimis spiegato). Li trovi nel Registro nazionale degli aiuti di Stato.
  • La regolarità contributiva (DURC) e l'assicurazione contro le catastrofi naturali.
  • Il progetto: cosa vuoi comprare o fare, con preventivi e tempi. Molti bandi non ammettono spese sostenute prima della domanda.

Le regole cambiano da bando a bando: fa fede il testo ufficiale. Questo articolo è informativo e non garantisce l'ammissione a nessun bando.

Fonti

  1. Decreto legislativo 27 novembre 2025, n. 184, Codice degli incentivi (Gazzetta Ufficiale) gazzettaufficiale.it
  2. Incentivi.gov.it, il portale delle agevolazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy incentivi.gov.it
  3. Registro nazionale degli aiuti di Stato, ricerca degli aiuti concessi rna.gov.it

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